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#running

Alpe di Bietri in bici e a corsa

Sfogliando l'ultimo numero di informazione, la rivista sezionale del CAS Ticino, mi sono imbattuto nell'articolo di Luca Petrone a pagina 8. Dopo alcune righe ero a bocca aperta: avrei potuto descrivere il mio vissuto citando parola per parola quanto stavo leggendo. Mi permetto di riportare qui i primi due paragrafi: «Quando ero bambino (non parliamo di un secolo fa, solo degli anni '80!) e andavo in montagna con i miei genitori, indossare gli scarponi era qualcosa di imprescindibile. Anche se le passeggiate con loro erano solo lungo strade sterrate o facili sentieri, [...] non mi passava neanche per la testa l'idea di non mettermeli.

Col tempo, poi, dall'escursionismo sono passato a praticare alpinismo ed il materiale è diventato ancora più fondamentale. Le mie mete sono vette con passaggi che non superano mai il II grado, affrontate il più delle volte in solitaria. Con me, ho sempre una certa quantità di materiale. La mia fida piccozza, compagna di tante avventure, ormai segnata da tantissimi graffi, vere e proprie "ferite di guerra" che la rendono più "vissuta" e mi ricordano le numerose volte in cui mi è stata d'aiuto, quelle in cui l'ho conficcata nella terra o tra le rocce per ricavare un appiglio. Spesso un paio di ramponi, che a volte mi hanno tolto dagli impicci anche su pendii ripidi erbosi! Il casco, che non mi ha mai protetto, fortunatamente per lui e per me, da cadute di pietre, ma ha spesso evitato che andassi a sbattere la testa contro qualche roccia, mentre mi spostavo tra un masso e l'altro. E a volte, per finire, una mezza corda che, insieme ad imbrago, discensore e qualche cordino, mi permette di fare una doppia e superare qualche tratto difficile in discesa.»

Bietri

L'Alpe di Bietri e, sullo sfondo, il Madone di Mergoscia con il cielo ancora limpido. Sulla destra si intravede l'arrivo dell'aria fresca e umida accompagnata da nuvole basse (in gergo meteo rientro da est) proveniente dalla Pianura Padana.

Petrone prosegue nel suo ragionamento facendo un paragone con il trail running, disciplina nella quale il materiale richiesto è minimo e, al contrario dell'alpinismo, molto leggero. Cito una frase del paragrafo conclusivo: «Ebbene, la montagna è pericolosa, questo è ovvio, ma soprattutto esige rispetto: ben venga la leggerezza, ma quando il terreno diventa tecnico, beh, non lasciamoci sedurre dalla sua lusinga.». Anche in questo caso, concordo in pieno con l'autore, il cui articolo completo si trova in allegato.

La lusinga della leggerezza

Oggi mi sono però lasciato lusingare dalla leggerezza. Sveglia presto e dopo pochi minuti sono pronto a partire, in sella alla bici verso Mergoscia, con me solo il minimo indispensabile: mezzo litro d'acqua, maglietta di ricambio, bastoni e una barretta. Giunto al posteggio dei Ronchi di Büsada, lascio la bici e preparo i bastoni da corsa: da qui proseguo a piedi risalendo la Valle di Mergoscia sul suo lato sinistro. Superati Bresciadiga e Faedo, dove le capre che pascolano ai lati del sentiero si avvicinano incuriosite, giungo a Bietri (1500 m). Passando poi dalla Bassa di Bietri supero i Monti di Lego e rientro a Mergoscia per recuperare la bici.

Alle 9:10 sono a casa per fare colazione in famiglia: un mordi e fuggi in montagna che vale come un buon allenamento, ma che è sostanzialmente diverso da una gita alpinistica, la quale tipicamente richiede più tempo, altro materiale e suscita emozioni differenti.

sosto.net tombstone

Tenero all'alba. Strada vecchia per Mergoscia. Diga della Verzasca. Vista da Mergoscia. Nel bosco, primo sole. Bresciadiga. Capra a Faedo. Arrivo a Bietri. Selfie poco sopra Lego. Vista sul delta della Maggia.

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