Corsica
Sei giorni in bicicletta tra Liguria e nord della Corsica.
di Lorenzo Clementi |
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Ancora mezzo addormentato, nel posteggio di casa, mi faccio un improponibile "selfie ricordo della partenza", che bado bene a non condividere con nessuno. Un ultimo controllo al bagaglio e poi inforco la bici in direzione sud. È un giovedì mattina di metà settembre, ho sei giorni di vacanza e sono in procinto di partire verso il mare.
Monte Ceneri, Lugano, Mendrisio, confine: fin qui, strade conosciute. In seguito il panorama si fa sempre meno familiare e sempre più piatto, lambisco la periferia di Milano e proseguo fino a Pavia: come primo giorno, può bastare così. Carico la bici sul treno fino a Savona, dove alle 23 mi imbarco su un traghetto diretto in Corsica. Lo sbarco sull'isola, il giorno successivo alle 6:30, è molto scenografico, con il sole che sorge proprio dietro a un grosso cumulo, proiettandone l'ombra sul mare.
La Tour de la Pietra e l'omonimo faro illuminati dal primo sole caldo del mattino, nei pressi del porto di Île-Rousse, nel nord della Corsica.
Dopo una colazione a base di pain au chocolat, mi dirigo verso Calvi e in seguito pedalo lungo la frastagliata costa occidentale fino a Porto. Il panorama è da cartolina, con scogliere a picco sul mare blu-turchese. Mi godo ogni chilometro di questa strada affascinante con poche automobili e molti ciclisti.
Il secondo giorno proseguo verso il centro dell'isola e raggiungo l'antica capitale Corte superando il Colle di Vergio, a 1467 m. Dopo un incontro ravvicinato con un cacciatore e la sua preda, un cinghiale che giace in una pozza di sangue in mezzo alla strada, arrivo sul passo. La temperatura è fresca e per il primo tratto di discesa devo indossare la giacca anti vento. Poco dopo Calacuccia incappo nella mia unica foratura di tutto il viaggio. Nel breve tempo che necessito per sostituire la camera d'aria, un'auto e un altro ciclista si fermano a offrirmi il loro aiuto, un gesto molto apprezzato.
La mia fedele compagna di viaggio esce un po' malconcia dalla traversata Bastia - Savona dove, ammassata assieme a molte altri bici nella stiva del traghetto, viene graffiata in diversi punti. Dopo un lavaggio e qualche ritocco, è già pronta per ripartire.
La terza tappa in terra corsa mi porta da Corte a Saint-Florent, passando per il magnifico Colle di San Colombano, da dove si ammira il panorama sul mare assieme ai numerosissimi nibbi reali che vivono da quelle parti.
Per l'ultimo giorno sull'isola seguo dapprima il versante occidentale del "dito", passando anche dal pittoresco villaggio di Nonza, dove le case hanno i tetti in piode, come quelli delle nostre valli ticinesi. Dopo un'ultima salita al Col de la Serra, scendo sul versante orientale e seguo la litoranea fino a Bastia, da dove la sera mi imbarco nuovamente su un traghetto per la Liguria.
Qui è possibile visualizzare una pagina che illustra i dettagli delle varie tappe.
Un ultimo viaggio
Ogni giorno invio alcune fotografie ai miei genitori, che mi seguono da casa. La sera, quando li chiamo, racconto loro dove mi trovo e com'è andata la giornata. Un'abitudine, quella della telefonata serale, iniziata la scorsa estate, quando hanno diagnosticato a mio papà una malattia incurabile. Per lui, e per mia mamma che gli è accanto, ricevere qualche foto e sentire un racconto dai figli o dai nipoti è un modo per viaggiare un po' assieme a loro. Il giorno della foratura, ricordo a mio papà che è lui ad avermi insegnato ad andare in bici e a riparare una ruota. Se sono lì, in quel momento, è anche per merito suo e gliene sono grato.
Sono felice di avergli detto queste cose, ancor di più perché pochi giorni dopo il mio rientro in Ticino, anche mio papà è partito per un viaggio; l'ultimo viaggio. Grazie di tutto papà. E buon viaggio.

